Relazioni familiari nell'era digitale

Il CISF (Centro Internazionale Studi Famiglia) nel suo rapporto quest'anno indaga come le reti digitali modificano le relazioni familiari. 

La domanda da cui parte il rapporto è: gli strumenti digitali rafforzano o indeboliscono le famiglie? Detto con altre parole, influenzano i legami familiari in senso positivo (cioè migliorandoli sotto gli aspetti qualitativi e quantitativi) oppure in senso negativo (rendendoli più liquidi, volatili, superficiali, deboli)?

Non è facile inquadrare precisamente che cosa sta succedendo. Secondo Piermarco Aroldi - nel rapporto CISF - il cambiamento in atto è frutto dell'intreccio di tre rivoluzioni: la rivoluzione di internet, che da semplice rete di computer è diventato un "metamedium" capace di connettere e integrare differenti media digitali e allo stesso tempo creare uno spazio di comunicazione molti-a-molti, in cui ciascuno non è più solo un recettore di informazioni ma un creatore del mondo digitale in cui vive (si pensi a Facebook, o alla possibilità di commentare le notizie sui siti di informazione, o ancora il fatto che la pubblicità si adatta alle preferenze del singolo in base al suo comportamento in rete). La seconda importante rivoluzione riguarda il passaggio da cellulare a smartphone, cioè un nuovo apparecchio che è ormai diventato quasi un'appendice del corpo (e non solo per i giovani), sempre individuabile, sempre attivabile, inseparabile. La terza è quella delle reti sociali che enfatizzano l'appartenenza a network digitali ampi e deboli a discapito delle relazioni di vicinanza fisica e apprtenenza alle comunità locali.

La famiglia italiana sembra essere entrata in questa rivoluzione in modo abbastanza equilibrato e - a differenza di ciò che accade in altri paesei - limitarne gli eccessi. Certo, ci sono le famiglie che resistono al cambiamento limitando al massimo l'esposizione ai nuovi media, e famiglie sovraesposte. In genere nelle famiglie i nuovi media ripropongono gli schemi e le qualità relazionali preesistenti. Nelle famiglie funzionali diventano funzionali ad una comunicazione più ricca e costante, e vengono affiancate alla comunicazione corporea umana; nelle famiglie disfunzionali amplificano le criticità, il conflitto e l'isolamento. 

Dall'indagine - spiega Francesco Belletti, direttore Cisf - sembra emergere un processo di "tranquillo cambiamento", in una progressiva assimilazione delle nuove tecnologie e dei social all'interno delle relazioni familiari. Le famiglie italiane sembrano affrontare l'impatto delle ICT con una certa prudenza ma anche con una notevole disponibilità, senza chiusure pregiudiziali, ma anche senza particolari fughe in avanti riscontrabili invece in altri Paesi europei. 

Le strategie educative sono molto differenziate, e tratteggiano una responsabilità genitoriale molto eclettica e flessibile, che naviga a vista, e di volta in volta può orientarsi al concedere ampi spazi di libertà, oppure supervisionare con discrezione, tentando di porre qualche limite. Gli interventi limitativi però sono meno frequenti, probabilmente a causa di modelli educativi genitoriali più permissivi, e insieme perchè i genitori si sentono meno competenti dei propri figli, e hanno meno fiducia nell'uso della tecnologia come strumento per governare e orientare l'agire di propri figli.

Quali indicazioni per i genitori? 

Primo: non arrendersi, cioè non farsi chiudere fuori dalla porta delle stanze (reali e digitali) dei nostri figli. Provare a parlare, chiedere, provare a navigare insieme, e se si viene respinti, provare ancora. Il mondo della rete non è "virtuale", è un mondo reale, e quindi bisogna abitarlo.  Il mondo virtuale va abitato insieme ai figli

Secondo: non serve affidarsi solo a divieti o regole rigide (a volte peraltro utili e necessarie, se per esempio tuo figlio passa al videogioco sei ore al giorno sette giorni a settimana). E' invece necessario pensare sempre che la vera sfida è educare alla responsabilità di una libertà in azione. Gli smartphone sono in mano ai nostri figli 24 ore su 24, non si può semplicemente spegnerli. Ma i nostri figli spesso sono più saggi di noi, di fronte a questi strumenti. A volte basta ricordare loro che sono responsabili di quello che fanno.

Terzo: un po' di dieta fa sicuramente bene. Avere spazi e tempi in cui si dice con forza "adesso no!" consente di capire meglio il valore e la potenza di questi strumenti. Spegnere i cellulari quando si pranza o si cena insieme (o almeno non rispondere subito ai messaggi) è un piccolo sacrificio, che si può chiedere anche con decisione, perchè consente di far capire che si può vivere anche senza essere connessi al web. Ma ovviamente questo tempo "non connesso" va riempito di contenuti, di relazioni, di affetti. Deve essere più bello del videogioco. E, soprattutto, se lo si chiede ai nostri figli, dobbiamo essere noi per primi a lasciare il cellulare spento, con rigore e coerenza, perchè l'educazione in famiglia è più una questione di occhi che una questione di orecchie: i nostri figli imparano molto di più da quello che noi facciamo (e che vedono), che non dalle parole che diciamo.

 

 

(articolo tratto da "Sempre", mensile Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII)

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