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Report Infografica 2018 

Risultati della quarta annualità

QUINDICENNI SEMPRE PIÙ DIGITALI: MA CIÒ CHE CONTA SONO LE RELAZIONI CON FAMIGLIA E AMICI

 

Segue l'analisi dei risultati - presentati il 14 novembre - della quarta annualità del progetto “CRESCERE”, lo studio longitudinale realizzato dalla Fondazione Emanuela Zancan che segue nel tempo un campione un campione di oltre 500 ragazzi dagli 11 ai 18 anni, grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Giovani immersi nel virtuale

A 15 anni il 70% dei ragazzi guarda la tv tutti i giorni, il 22% qualche volta alla settimana: soltanto il 2% dice di non guardarla mai. Il 98% possiede uno smartphone per il proprio uso personale, il 93% si collega a internet tutti i giorni, rimanendo connessi da 5 minuti a 24 ore al giorno. Il 37% naviga libero, senza limiti di tempo o restrizioni di siti in cui non può andare. L’89% quando usa internet di solito è da solo.
Le attività principali che i ragazzi amano fare online sono: chattare con gli amici, usare i social network, ascoltare musica. Per queste attività, più personali, preferiscono utilizzare lo smartphone. Per altre attività, come fare ricerche per la scuola, guardare film, spedire mail, usano anche il computer o il tablet condiviso con gli altri familiari.
Rispetto a 4 anni fa, quando gli stessi ragazzi avevano 12 anni, sono diminuiti coloro che guardano la tv tutti i giorni ed è aumentato l’uso di internet e dei social network. Ora quasi tutti usano Whatsapp per comunicare (96%), uno su due ha un profilo Facebook e il 30% lo guarda tutti i giorni o quasi. Molto utilizzato anche Instagram (72%): seguono poi Skype (27%), Snapchat (25%), Ask (19%), Telegram (11%), Tumblr, Viber ecc.
A 15 anni, il 9% dei ragazzi gioca online (o lo ha fatto in passato) a giochi in cui si vincono o perdono soldi; un altro 15% ci gioca, ma solo con soldi virtuali. Uno su quattro ha provato altri tipi di gioco d’azzardo, come gratta e vinci (31%), slot machine, scommesse sportive.

Benessere a scuola e importanza dell’istruzione: bilancio positivo

A più di un ragazzo su due la scuola piace “abbastanza”, al 21% piace “molto”. Per il 19% dei ragazzi invece, il giudizio è negativo (“piace poco / per niente”). Per alcuni studenti la scuola è fonte di stress: il 10% si sente molto stressato per il lavoro che fa a scuola, il 39% “abbastanza”, il 43% “poco”.
Tutti o quasi sono d’accordo sul fatto che avere una buona istruzione è importante: 7 su 10 hanno risposto molto, 3 su 10 abbastanza. Alla domanda aperta “per cosa pensi sia importante avere una buona istruzione?” i ragazzi hanno risposto con le loro parole, evidenziando soprattutto l’utilità per trovare lavoro (indicato nel 62% dei casi), ma anche per avere un buon futuro, per essere informato, per “non farsi prendere in giro”, per “non farsi mettere i piedi in testa”.

Bullismo: interessa un adolescente su due

A 15 anni un ragazzo su due (56%) dice di aver subìto almeno una forma di bullismo negli ultimi 6 mesi. Le forme più frequenti di bullismo sono di tipo verbale: insulti, offese, prese in giro, falsità. Il 33% dichiara di essere stato insultato, offeso o preso in giro almeno una volta negli ultimi sei mesi, il 4% tutti i giorni o quasi. Il bullismo relazionale colpisce 1 ragazzo su 4, che dice di essere stato escluso o ignorato dal gruppo. Le forme di bullismo indiretto (verbale e relazionale) sono molto più diffuse rispetto alle forme di bullismo fisico: L’8% riferisce di aver subito violenza fisica e di essere stato colpito, calciato, spinto o rinchiuso. Il 16% è stato infastidito attraverso il computer/cellulare (cyberbullismo). Le discriminazioni in base alla nazionalità, alla religione o all’orientamento sessuale sono più rare (7%, 6% e 6%).
Se da un lato il 56% dice di aver subìto almeno una forma di bullismo negli ultimi 6 mesi, il 51% ammette di averla compiuta. Si tratta soprattutto di offese verbali (insulti, offese, bugie e falsità) o relazionali (escludere o ignorare qualcuno). C’è una relazione tra chi subisce atti di bullismo e chi a sua volta li agisce nei confronti di altri. Tra chi ha subìto almeno una forma di bullismo negli ultimi 6 mesi, il 68% dice di aver fatto almeno una prepotenza a danno di altri.

La famiglia come supporto

La maggior parte dei ragazzi vive con entrambi i genitori in famiglie unite (84%). Nella maggior parte dei casi, i ragazzi si sentono supportati e protetti dalla famiglia: 7 su 10 ricevono dalla famiglia l’aiuto morale e il sostegno di cui hanno bisogno, 8 su 10 sono convinti che la famiglia cerca veramente di aiutarli. L’aspetto più critico è il dialogo: il 57% sa di poter parlare dei propri problemi in famiglia, il 25% è incerto («a volte sì a volte no»), il 18% invece non è d’accordo. È complicato soprattutto il dialogo con il padre: per quasi metà dei ragazzi risulta difficile/molto difficile parlare con lui di cose che preoccupano veramente. Il legame con la madre è più forte perché - dicono i ragazzi - c’è meno imbarazzo a parlare dei propri problemi, perché cerca di essere comprensiva, aiuta a conoscersi meglio, si interessa maggiormente dei problemi.
Quasi due ragazzi su dieci hanno sperimentato instabilità familiare, affrontando il divorzio o la separazione dei genitori, la morte del padre o della madre, la vita fuori famiglia. Le situazioni di instabilità familiare sono più frequenti negli istituti professionali (22%) rispetto ai tecnici e ai licei (12-13%). Anche la qualità del dialogo e il supporto che i ragazzi percepiscono dalla famiglia è più basso.

Sport e agonismo diminuiscono con l’età

Sport e salute sono al centro dell’attenzione dello studio Crescere. Grazie al contributo dell’Azienda Ulss 6 Euganea, i ragazzi del campione vengono visitati periodicamente e sottoposti ad esami approfonditi per monitorare la crescita: vengono misurati peso, altezza, circonferenza addominale, composizione corporea, vista, udito, stadi dello sviluppo puberale, volumi polmonari, elettrocardiogramma e prova da sforzo.
I dati longitudinali evidenziano un calo della pratica sportiva al crescere dell’età dei ragazzi. Nella prima annualità dello studio, a 11-12 anni, gli sportivi erano l’87% e l’anno dopo (in terza media) erano l’84%. Nel passaggio al primo anno di istruzione superiore la diminuzione si fa molto più netta, visto che gli sportivi scendono al 76%, rimanendo poi stabili da lì in avanti. Per quanto riguarda lo sport a livello agonistico, la pratica è in costante calo. In quattro anni di osservazione, dai 12 ai 15 anni d’età, gli sportivi agonisti passano dal 59% al 46% (-13%).  

Chi pratica sport: meno diffuso tra le ragazze, gli stranieri e negli istituti professionali

Dai dati emerge un identikit tipico: gli sportivi sono soprattutto maschi, di cittadinanza italiana, frequentano il liceo o l’istituto tecnico e le famiglie non hanno difficoltà economiche. Vi sono infatti differenze significative tra maschi e femmine. A 15 anni i maschi che fanno sport sono il 74%, le femmine sono il 67%, e il rapporto peggiora nello sport a livello agonistico: il 59% dei maschi lo praticano, diversamente dal 38% delle femmine.
Ci sono differenze significative anche per cittadinanza: tra gli italiani gli sportivi sono il 74%, tra i ragazzi con cittadinanza straniera il 54%. Le differenze sono marcate soprattutto per quanto riguarda lo sport a livello agonistico: è praticato da circa la metà degli italiani (53%), da poco più di un terzo degli stranieri (36%).
Ci sono poi differenze per tipo di scuola frequentata: la pratica sportiva è più diffusa tra gli studenti del liceo (81% fa sport, di cui il 59% a livello agonistico) e degli istituti tecnici (72% di sportivi) rispetto ai ragazzi dei professionali (il 57% fa sport, di cui il 40% a livello agonistico). Questo risultato si lega a quello osservato nei primi anni dello studio: negli istituti professionali è più alta la percentuale di ragazzi che vivono in famiglie con difficoltà economiche, e nelle famiglie con difficoltà economiche la pratica di sport è meno diffusa.

Autostima: livelli in calo ma pur sempre elevati

In generale, i ragazzi di 15 anni hanno un buon livello di autostima e fiducia nelle proprie capacità: 9 su 10 pensano di valere almeno quanto gli altri e di essere in grado di fare le cose bene come la maggior parte delle persone, 8 su 10 hanno un atteggiamento positivo verso se stessi e complessivamente sono soddisfatti di quello che sono. Viceversa, c'è anche chi pensa di essere un fallimento (14%), e 4 ragazzi su 10 a volte si sentono inutili e vorrebbero avere maggiore rispetto di se stessi.
I dati longitudinali evidenziano come il livello di autostima espresso diminuisce al crescere dell’età. Con il tempo, nel complesso, i ragazzi sono meno soddisfatti di quello che sono, hanno un atteggiamento più critico nei propri confronti e più spesso si sentono inutili. Il cambiamento è stato evidente soprattutto tra i 12 e i 14 anni.

Felicità e soddisfazione per la vita

Abbiamo chiesto ai ragazzi se sono felici e quanto sono soddisfatti della loro vita. Nel primo anno di studio, quando i ragazzi avevano 12 anni, il quadro era molto positivo. A distanza di quattro anni, le proporzioni sono cambiate: la percentuale di ragazzi pienamente soddisfatti passa dal 77% al 52%. I ragazzi completamente scontenti della loro vita restano ancora una minoranza (2,4%).
Dai 12 ai 15 anni gli adolescenti acquistano maggiore consapevolezza di sé, dei propri punti di forza ma anche delle proprie debolezze. Il passaggio dal primo al secondo grado delle scuole secondarie comporta un lavoro significativo sul proprio concetto di sé e questo spinge gli adolescenti a rimettersi in discussione, perdendo alcune delle certezze precedenti, cui consegue un calo nei livelli di autostima e benessere.

Maschi e femmine: diverse prospettive

Nei primi due anni dello studio, quando i ragazzi avevano dagli 11 ai 13 anni, non c’erano sostanziali differenze tra maschi e femmine nel livello di felicità espresso. Il primo anno le ragazze indicavano punteggi leggermente superiori, ma le differenze erano davvero minime. Dal terzo anno di osservazione, invece, quando i ragazzi sono più grandi e raggiungono i 15 anni d’età, le differenze per genere si fanno più forti e sono i maschi che mediamente esprimono livelli di benessere più elevati rispetto alle coetanee. L’area in cui si osservano maggiori differenze è l’aspetto fisico: le ragazze sono mediamente più insoddisfatte. Lo stesso vale per la fiducia in se stessi: mediamente i maschi esprimono livelli più elevati rispetto alle femmine. 

Per essere felici: le relazioni prima di tutto

Abbiamo chiesto ai ragazzi di dirci qual è secondo loro “la cosa più importante per essere felici”. Dall’analisi delle loro parole emerge che attribuiscono grande valore alle relazioni: gli amici al primo posto, poi la famiglia e l’amore. Gli amici sono la prima fonte di felicità per 4 ragazzi su 10. Si tratta di amici “veri”, su cui poter contare nel momento del bisogno. Per loro è importante “essere apprezzati”, “capiti” ed “accettati”. La famiglia è al secondo posto, indicata da 2 ragazzi su 10: “Sapere che la mia famiglia sta bene e rendermi conto che i miei genitori mi vogliono bene”. Emerge anche la ricerca di amore, inteso come “avere qualcuno che mi voglia bene” e che “mi rispetti”.
I ragazzi esprimono poi il desiderio di “essere se stessi”, di avere fiducia nelle proprie capacità. Hanno bisogno di essere accettati per quello che sono e di volersi bene. Uno su dieci fa riferimento al “fare felice” o “aiutare” l’altro: “Per me essere felice non vuol dire solo fare le cose che ci fanno stare bene ma significa anche aiutare gli altri a stare bene”.

 

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